Descrizione:
La proprietà è composta da un fabbricato rurale con annesso terreno agricolo. Il fabbricato rurale si compone di una pajara (costruzione trulliforme), una lamia (stanza con volta a botte) ed un forno (stanza con tetto in legno, ormai inesistente), tutto in buono stato di conservazione. Inoltre vi è la possibilità di ricostruire un'altra stanza (deposito), adiacente al fabbricato, ormai crollata. La costruzione occupa un'area di mq 100 (inclusi i muri perimetrali). La superficie calpestabile è di mq 60 circa.
Il terreno, sul quale insistono dieci ulivi ed altre piante locali, invece misura mq 3070 ed è parzialmente recintato da muri a secco.
La proprietà dista 3 km da Specchia. La strada di accesso è asfaltata e termina a 50 metri dal suo ingresso, dopodichè si percorre una strada poderale in terra battuta. La linea elettrica arriva ad una distanza di 70 metri circa dal fabbricato. Non sono presenti pozzi o cisterne d'acqua.
La PajaraIl Pajaru (o Paiaru, o Pagghiaru, o Furnieddhu, Furnu, o Chipuru a seconda del luogo) è una costruzione rurale, tipica del Salento, realizzata con la tecnica del muro a secco. Normalmente si tratta di costruzioni isolate nelle campagne, ma ve ne sono anche alcune che sono unite in gruppi di 2 o 3 a formare edifici più complessi. Rappresentano oggi uno degli elementi caratteristici del paesaggio salentino tanto da essere tutelate e valorizzate dalle istituzioni locali.
Si tratta di edifici simili ai più famosi trulli, a forma di tronco di cono, con pianta circolare o quadrangolare e costruiti con pietre ricavate dai terreni circostanti "a secco", ovvero senza l'aiuto di alcuna malta o sostegno. Le costruzioni presentano di norma un'unica camera senza finestre verso l'esterno. Hanno un notevole spessore, che assicura un ambiente interno fresco anche nei mesi più caldi.
I furnieddhi venivano utilizzati come riparo momentaneo o deposito (il nome li fa ritenere originariamente depositi di paglia), ma di fatto sono stati utilizzati per gli usi più diversi, non ultimo come abitazione dei contadini durante il periodo estivo, allorché essi si trasferivano dal centro abitato per ottemperare ai lavori campestri dall'alba al tramonto. Non di rado al loro interno trovano posto rustici caminetti, cisterne e stipi incastonati nei possenti muri.
DatazioneNon si conosce con esattezza l'epoca di costruzione. Probabilmente sono stati edificati in periodi successivi a partire dal 1000 d.C. circa, in epoca bizantina, con il materiale di risulta dei lavori di dissodamento dei terreni agricoli, materiale con il quale sono costruiti anche i numerosissimi muretti a secco che recintano quasi tutte le proprietà agricole del Salento. Ma non si esclude neppure un'origine in epoca molto più antica, tra il 2000 a.C. e la fine dell'Età del bronzo, come evoluzione di costruzioni megalitiche quali le specchie; altre teorie, avvalorate dalla somiglianza con altre strutture nell'area mediterranea, vogliono la costruzione importata dall'esterno in epoche successive.
TipologieEsistono varie tipologie di pajare, sia per dimensioni che per modalità di costruzione. Le pajare più antiche sono di norma più piccole e presentano un perimetro in pietra e una copertura realizzata con tronchi e frasche; successivamente si utilizzò esclusivamente la pietra. Alcune costruzioni presentano un anello in pietra come rinforzo alla struttura principale; quasi tutte sono dotate di una scaletta esterna per agevolare l'accesso al tetto per eventuali manutenzioni.
VariantiLe Lamie o Lammie, rappresentano una variante delle pajare, con una struttura a base quadrangolare o rettangolare ed una copertura fatta di lastre di pietra o tegole di terracotta.
Il muro a seccoIl muro a secco è un particolare tipo di muro costruito con blocchi di pietra opportunamente disposti senza uso di leganti o malte di alcun genere. La costruzione del muro comporta solitamente un approntamento della base su cui verrà costruito, anche mediante una traccia scavata, cercando di raggiungere lo strato più solido e compatto perché da esso dipenderà la solidità del muro stesso. Può essere sostanzialmente di due tipologie:
- Muro costruito con pietre grezze del posto selezionate di varia forma e dimensione.
- Muro costruito con pietre semilavorate o lavorate di dimensioni notevoli anche di provenienza diversa dal luogo di
costruzione.
Nel muro di cui al primo caso si pongono le pietre in modo da farne coincidere il più possibile i contorni correggendone il profilo eventualmente con pietre più piccole e riempiendone i vuoti tra l'una e l'altra. Dalla precisione di tale composizione, un vero e proprio mosaico o puzzle, dipenderà la durata e la solidità del muro stesso.
Questo tipo di muro a secco caratterizza il paesaggio Ibleo, nel territorio etneo nei terrazzamenti collinari di coltivazione e in
Puglia sempre per le delimitazioni delle proprietà. La stessa tecnica viene usata in Irlanda, soprattutto nel nord del paese, per separare i poderi o, ai bordi delle strade, per evitare che le grosse greggi di ovini al pascolo possano accedere alle vie di comunicazione creando pericoli per il traffico stradale.
Il secondo tipo di muro è invece caratteristico di costruzioni più impegnative e lo si riscontra per lo più nelle zone ricche di resti archeologici in quanto veniva usato per le piattaforme di base delle grandi costruzioni e per le mura difensive.
Il muro nella storiaIl muro a secco è stato il primo esempio di manufatto umano ed è presente in tutte le culture del pianeta. Rappresenta infatti il primo tentativo di modificare l'ambiente per ricavarne un qualsiasi uso; sia per costruire un riparo che per delimitare un luogo. È presente nelle costruzioni religiose, come nel caso degli altari costruiti dai patriarchi ebrei di cui si parla nella Bibbia, che nei nuraghes della Sardegna. Le mura delle città più antiche sono costruite con blocchi enormi incastrati a secco, come pure le piramidi a gradini dell'America Latina. Gli antichi greci e poi i romani costruivano muri a secco, sia perché erano più economici sia perché più facili da costruire. Per questa ragione anche in Grecia e nei paesi balcanici si possono ancora trovare tali manufatti.
SPECCHIAA circa 2 km di distanza sorge la cittadina di Specchia, il cui nome deriva da "specchie", accumulo di pietre risalenti all'età del ferro, destinato alla difesa e vigilanza del territorio. Il centro abitato nacque nell'anno Mille e fu sottoposto nei secoli alla dominazione di diverse famiglie nobili, tra cui i Monteroni, i Del Balzo, i Guarini, i Protonobilissimo, i Ripa , i Risolo, sino alla soppressione della feudalità nel 1806.
Negli ultimi anni il centro storico di Specchia, che sorge alle pendici della Murgia Salentina ad un’altitudine di 131 metri s.l.m., è stato oggetto di restauri da parte dell’amministrazione comunale e di privati cittadini. Oggi esso si presenta come una zona pedonale ben curata che, specialmente nel periodo estivo, accoglie turisti provenienti dalle marine vicine e quanti vi trascorrono le vacanze in una casa presa in affitto o di proprietà. La Consulta del Turismo dell'Associazione dei Comuni Italiani (Anci), costituita nel 2001, ha inserito il centro storico di Specchia tra i "Borghi più belli d'Italia". Per maggiori informazioni sulla città di Specchia:
www.borghitalia.it www.comune.specchia.lecce.itAbitanti: 5.103
Altitudine: metri 131 s.l.m.
Distanze: S. Maria di Leuca km 20, Otranto e Gallipoli km 30, Lecce km 50, Brindisi (aeroporto) km 85, Bari (aeroporto) km 200.